Ci sono buoni motivi per leccarsi le ferite

Fonte: Menno J et al. Histatins are the major wound-closure stimulating factors in human saliva as identified in a cell culture assay. FASEB J. doi:10.1096/fj.08-112003.

Uno studio olandese pubblicato su Faseb journal, rivista della Federation of American Societies for Experimental Biology, dimostra che la saliva umana contiene una proteina in grado di accelerare la guarigione delle ferite. Gli scienziati hanno riscontrato che l’istatina, questo il nome della molecola, creduta soltanto capace d’attività antimicrobiche, possiede, inoltre, la facoltà di favorire i processi di cicatrizzazione. La riproduzione di questi peptidi a livello industriale potrebbe dar luogo a farmaci che aiuterebbero persone soggette a ferite croniche, come le ulcere connesse al diabete, o a ferite da trauma come le ustioni.

Per giungere a questa conclusione, i ricercatori hanno realizzato delle piastre di cultura di cellule epiteliali della guancia interna. Successivamente hanno creato artificialmente una ferita sulle piastre immergendone una in un fluido isotonico e un’altra in una soluzione di saliva. Dopo 16 ore gli scienziati hanno osservato che la ferita trattata con la saliva era quasi completamene rimarginata mentre l’altra era ancora aperta.

Questo esperimento ha permesso di capire che uno dei componenti della saliva, un liquido molto complesso (contiene anche una sostanza antidolorifica), era responsabile del processo di cicatrizzazione. Il passo successivo è stato dunque, andare a scoprire quale fosse questo elemento. I ricercatori hanno isolato le diverse parti della saliva e hanno trovato il responsabile: l’istatina, appunto.

Le istatine, una famiglia di proteine ricche di istidina, presenti nella saliva umana, hanno molteplici proprietà, oltre a quella appena scoperta dai ricercatori olandesi: vengono infatti considerate dei veri e propri antibiotici naturali. Tra queste risulta particolarmente attiva l’istatina 5, che è un prodotto di frammentazione dell’istatina 3, ancora in fase di sperimentazione.

Le prospettive d’applicazione di questa ricerca sono innumerevoli, ma, come spiega Irene Messana, del dipartimento di scienze applicate ai biosistemi dell’Università di Cagliari, «il dimostrare un’attività biologica della molecola e poi passare alla pratica richiede molto tempo; bisognerà valutare quali siano i vantaggi e i costi, affrontando una serie di problematiche che richiedono tempo per essere risolte».

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Inserito da Gianluca Bruttomesso il Mer, 01/04/2009 - 12:48